Cristo e Venere
Dalla stella del mattino al simbolo di Crescita e Rinnovamento
Cristo e Venere può sembrare una costruzione arbitraria, un azzardo di qualche pazzo. Da una parte abbiamo il centro della religione cristiana; dall’altra una Dea del mondo greco-romano associata alla bellezza, al desiderio, alla generazione e, nel caso romano, anche alla discendenza e alla vittoria. Eppure un punto di contatto esiste, ma si può trovare nell'osservazione del cielo.
Nell’ultimo passo dell’Apocalisse, Gesù si presenta con queste parole:
«Io sono la radice e la stirpe di Davide, la stella luminosa del mattino».
La stella del mattino non è una stella in senso astronomico. È normalmente il pianeta Venere, visibile poco prima dell’alba, quando la sua posizione rispetto al Sole lo consente. Lo stesso pianeta, in un altro periodo del suo ciclo, compare dopo il tramonto come stella della sera.
Il primo legame fra Cristo e Venere è associato alla funzione luminosa del pianeta Venere, non identificato con la dea Venere.
Il pianeta appare quando la notte non è ancora terminata; e l’alba è ormai vicina. Per questo può diventare il segno di una luce che precede il giorno, annuncia la fine delle tenebre e rende visibile ciò che sta per sorgere. Nell’Apocalisse questa immagine viene applicata alla vittoria messianica e alla venuta di Cristo. Il simbolo è stato poi conservato nella liturgia pasquale, dove il Cristo risorto è invocato come astro mattutino che non conosce tramonto. Ovviamente la logica cristiana è autonoma.
La primavera di Venere
Una costellazione di immagini vicina a quella cristiana della rinascita compare anche nel Pervigilium Veneris, la Veglia di Venere, poema latino di datazione discussa, probabilmente appartenente alla tarda antichità. Preciso da subito: il testo non stabilisce alcuna identificazione fra Venere e Cristo, ma celebra la dea attraverso simboli che rendono possibile un confronto. Ritroviamo la notte trascorsa nell’attesa, il giorno imminente, la primavera, la nascita del mondo e l’amore che rinnova l’intera natura.
«Domani ami chi non ha mai amato; e chi ha già amato, domani ami».
La veglia si svolge dunque nella notte, mentre il rinnovamento appartiene al giorno che deve ancora sorgere. Venere appare come la forza che risveglia i campi, unisce gli animali, apre i fiori e rimette in movimento la generazione. La primavera diventa simbolo di una ripetizione della nascita cosmica:
«È primavera nuova, è ormai primavera di canti: in primavera nacque il mondo».
Le due espressioni religiose attribuiscono significati differenti alla rinascita. Venere rinnova il mondo attraverso il desiderio, le nozze e la fecondità della natura; Cristo inaugura la nuova creazione attraversando la morte. Tuttavia, entrambe le rappresentazioni si organizzano intorno alla medesima sequenza simbolica: notte, attesa, alba e rinnovamento.
Nel poema Venere assume inoltre una funzione cosmica. È la generatrice che attraversa cielo, terra e mare, governa nascostamente la vita e insegna al mondo «le vie della nascita». Ed è subito evidente che la divinità sia stata elevata ad un principio universale che mantiene il cosmo nella possibilità di generare.
Il Logos cristiano è dietro l’angolo se possiamo dirlo.
Venere e il Verbo
Il tentativo più importante di portare Venere in un orizzonte cristiano si ebbe nel neoplatonismo rinascimentale.
Marsilio Ficino riprende i concetti della distinzione platonica fra una Venere celeste e una Venere “volgare”, trasformando la prima nel simbolo di un amore che conduce l’anima alla bellezza divina. Bisogna ricordare che il concetto di Amore è la forza che unisce i diversi livelli dell’universo e riconduce la molteplicità all’origine, esulando dalla sola idea carnale. La bellezza sensibile può così diventare il primo gradino di un ritorno a Dio.
Venere viene quindi spiritualizzata e inserita in una filosofia che Ficino considera pienamente cristiana. Il mondo pagano viene interpretato come un custode imperfetto di una sapienza che trova il proprio compimento solo con l’affermarsi del cristianesimo. La dea può rappresentare l’amore celeste, ma non prende il posto di Cristo. Venere viene così ricondotta al Verbo. Questa distinzione è importante perché prepara il terreno culturale senza ancora produrre una vera figura di Cristo-Venere.
Per compiere questo passaggio bisogna attendere l’esoterismo moderno, quando il confronto non sarà più costruito soltanto attraverso l’amore e la bellezza, ma attraverso il significato e l’immaginario dei simboli planetari.
Il segno di Venere
Henry Travers Edge affronta direttamente il problema in The Universal Mystery-Language and Its Interpretation. Il capitolo dedicato al Cristo apparve originariamente nel dicembre 1936 su The Theosophical Forum e fu poi raccolto nel volume pubblicato dalla Theosophical University Press nel 1943.
Edge non tratta Cristo soltanto come una persona storica, ma lo considera l’espressione di un principio universale: il Logos che discende nella materia, il divino che entra nella condizione umana e il Sé superiore che opera attraverso la personalità terrena.
Il passaggio centrale riporta:
“the symbol of the Christ is the cross, or, more accurately the cross surmounted by the circle, thus making the sign of the planet Venus.”
Per Edge, dunque, il simbolo più completo per rappresentare il Cristo non sarebbe la semplice croce, ma il segno sormontato da un cerchio.
La stessa figura che rappresenta il glifo astrologico di Venere.
La sua interpretazione pone i due elementi geometrici che lo compongono: il cerchio, che rappresenta la divinità (Logos), e la croce, che rappresenta invece la materia che manifesta il mondo dove lo spirito è incanalato e limitato.
Quando il cerchio è posto sopra la croce, il simbolo rappresenta il Verbo che si fa carne, mostrando il principio divino che scende nella materia senza identificarsi interamente con essa.
Il glifo di Venere diventa così una formula cristologica:
cerchio come divinità e Logos;
croce come materia e incarnazione;
Cerchio sopra la croce come il divino entrato nella carne.
Edge aggiunge un’altra corrispondenza. Nella sua lettura dei sette pianeti sacri, Venere avrebbe nei confronti della Terra lo stesso rapporto che il Sé superiore possiede nei confronti del sé inferiore. Venere rappresenterebbe quindi una realtà spirituale che attrae, illumina e trasforma la coscienza terrestre. Il Cristo interiore svolge precisamente questa funzione e discende nella condizione materiale, vi appare inizialmente oscurato e infine risorge quando l’essere umano diventa consapevole della propria natura divina.
La crocifissione diventa il simbolo di una trasfigurazione, che permette la liberazione e la resurrezione della coscienza nella sua forma più alta.
Questa interpretazione appartiene pienamente alla teosofia.
Edge considera le religioni storiche manifestazioni particolari di una sapienza antica e arriva a radunare sotto il simbolo del Cristo anche altre figure spirituali, come il Buddha e i fondatori delle grandi scuole filosofiche. Ed è per questo che non lo seguiremo nel suo discorso su una presunta religione-sapienza universale.
Il pianeta, il glifo e la Dea
Abbiamo visto Edge legare Cristo a Venere, ma la sua Venere è soprattutto il pianeta e il suo segno astrologico. Il suo procedimento è simbolico.
Il valore del testo di Edge mostra come l’esoterismo moderno lavori sui simboli: isolava forme geometriche, pianeti, divinità e figure religiose, e quindi li ricomponeva all’interno di un unico (e speculativo) linguaggio universale.
Edge costruisce un Cristo venusiano, nel quale il pianeta rappresenta il principio superiore che discende verso la Terra, il cerchio divino sovrasta la croce della materia e la risurrezione diventa il risveglio del dio interiore.
Resta tuttavia un fatto precedente a ogni elaborazione teosofica. Nell’Apocalisse Cristo parla attraverso un’immagine che, nel cielo reale, porta il nome di Venere. La sua luce, visibile prima dell’alba, porta il significato che la notte sta finendo.
Il glifo rovesciato e l’antimonio
Il discorso acquista un’ulteriore valenza simbolica quando il segno di Venere viene capovolto. Nel glifo venusiano, ♀, il cerchio si trova sopra la croce. Rovesciando la figura si ottiene invece una croce posta sopra il cerchio: ♁.
Il segno, così, suggerisce un mutamento dei rapporti fra i due principi. Ora la croce occupa la posizione superiore, mostrando che la materia ha superato una prova spirituale, ma per capire la mia interpretazione del simbolo capovolto dobbiamo occuparci di alchimia, dove venne utilizzato, con alcune varianti, per indicare l’antimonio.
L’antimonio era una sostanza ambigua. Tossico e corrosivo, poteva essere impiegato nei procedimenti metallurgici per separare l’oro dalle impurità. Per questa sua capacità venne chiamato anche lupus metallorum, il “lupo dei metalli”: una materia vorace che divora ciò che incontra, ma attraverso questo processo, permette all’oro di riemergere purificato.
Nell’immaginario alchemico il lupo può divorare il Re, figura allegorica dell’oro, per poi essere consumato dal fuoco. Il Re sembra scomparire, ma alla fine dell’operazione ritorna liberato dalle sostanze che lo rendevano impuro.
L’antimonio rappresenta quindi una forza che distrugge e purifica nello stesso momento.
Tornando al segno: la croce posta sopra il cerchio può rappresentare il momento in cui il principio divino viene consegnato alla materia, alla sofferenza e alla morte. Non è più la discesa del Logos nella carne, raffigurata dal segno di Venere, ma il suo oscuramento nella condizione materiale. Il principio regale viene apparentemente divorato, come l’oro nel procedimento antimoniale, per poi riemergere dopo il passaggio attraverso il fuoco divino e purificatore
In questa prospettiva i due glifi sono due momenti distinti:
♀ — il Logos discende nella materia;
♁ — Il Logos che ha attraversato la materia, superata la prova della morte.
Il primo segno può essere letto come immagine dell’Incarnazione; il secondo, come immagine della Passione e del processo di purificazione che precede la risurrezione.
Esiste inoltre un’altra importante sovrapposizione. La croce sopra il globo richiama il globus cruciger, il globo crucigero presente nell’iconografia cristiana e imperiale. In questo caso il cerchio rappresenta il mondo, mentre la croce posta sopra di esso indica il dominio di Cristo sulla creazione.
Per gioco, provate ora a mettere al posto del Cristo, Lucifero. Cosa cambia?




